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lunedì 26 maggio 2014

Una piccola oasi vintage tra le catene del fast fashion: Flamingo a Via Laurina 3




Sarà che in Carlotta ho rivisto il mio stesso entusiasmo, e quello di tanti ONESTI ragazzi che mettono in gioco se stessi e le loro capacità.
Sarà che entrambe siamo vergognosamente partigiane per i bellissimi fenicotteri rosa.
Sarà che ancora crediamo nella possibilità di mettere del nostro in questo mondo.
Figlia d'arte, la mamma è Wilma Silvestri (creatrice del brand Le Gallinelle), si iscrive alla facoltà di medicina.
Vi chiederete come sia possibile, dopo essere cresciuta circondata dal meraviglioso mondo dei tessuti, dei modelli, degli abiti, sin da quand'era piccina.
Ebbene, Carlotta abbandona gli studi dopo due anni, per cimentarsi in una prova ancora più ardua.
Assieme al ragazzo, apre questo piccolo angolo esotico in una traversa (Via Laurina 3) delle vie più transitate di Roma, Via del Corso.
Il  viaggio che qualche anno fa' fece a New York, è stato il principio di tutto.
La grande mela le mostra tanti, tantissimi negozi vintage, che lei scopre, guarda, scruta con occhi da innamorata.
E si pone la fatidica domanda: perchè un negozio animato da un concept del genere, non era stato ancora aperto, in quella grande via dove passano tanti turisti (già fortunatamente educati al gusto del vintage), e dove si era (e si è) SOLO bombardati da insegne delle grandi catene del fast fashion?
La risposta se l'è data da sola, il giorno in cui ha appeso al muro l'insegna al led rosa con la stilizzazione di un fenicottero.
Sono stata nel suo negozio, e niente è lasciato al caso.
Si percepisce senza dubbio la sua smodata passione per gli accessori (non sarebbe una donna no?), e per i capi gli anni '80-'90.
Tanto colore, tanta cura nella scelta, diversi pezzi e proprio quelli giusti.
Di fronte a semplicità, umiltà e passione, sono contenta di poter fare da messaggera.
Passate a trovarla, perchè anche scambiandoci due parole, capirete che il gusto ancora esiste, e se accompagnato da una gran dose di EDUCAZIONE, l'esperienza di shopping, può rivelarsi davvero unica del suo genere.
Perchè ci siamo tutti un pò scocciati della maleducazione e della boria dei commessi che quando entriamo nei negozi, nemmeno hanno l'accortezza di salutarci, vero?
Ricapitolando.

WHO: Flamingo 
WHEN: dal lunedì al sabato
WHERE: Via Laurina 3
WHAT: Vintage store
WHY: Perchè ci piacciono le cose belle e le persone belle!

Seguite Carlotta sulla fan page di Facebook,
e anche su Instagram (@flamingorm).
Enjoy!


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venerdì 16 maggio 2014

Amancio Ortega Gaona: il self made man di Zara e un patrimonio di 24 miliardi di euro



Il suo nome e il suo volto sono sconosciuti ai più, di lui girano poche foto e dichiarazioni ufficiali, eppure è l'uomo più ricco d'Europa.
Amancio Ortega è il fondatore della catena di abbigliamento spagnola Zara, un vero e proprio colosso del settore che si piazza al primo posto in Europa per diffusione e numero di negozi sparsi nei vari Paesi, seconda nel mondo solo all'americana Gap.
Fa vita monacale, indossa sempre la stessa camicia, ma il suo impero, è arrivato a definire il concetto di fast fashion.
E ora ha preso il posto di Warren Buffet al numero 3 della lista di milairdari, pubblicata su Forbes.
Sembra strano da credere, vista la sconfinata ricchezza di quest'uomo (valutata in 24 miliardi di euro), che si sia "fatto da solo" partendo da zero.
E' nato in un borgo di 1.300 persone, La Coruna, città della Galizia dove tutt'oggi torna  quando non è impegnato con la sua azienda.
Figlio di un ferroviere e di una casalinga, inizia a lavorare per necessità economiche a 14 anni, con in tasca una licenza media: recapitava in bicicletta camicie, giacche e cappotti del negozio "Gala".
Ancora oggi, dopo quasi 60 anni, i dipendenti di Gala, cuciono camicie al piano di sopra del negozio: era questo il modello che Ortega aveva in mente quando ha aperto il primo negozio Zara nel 1975, proprio a due isolati da Gala stesso.
Con la crescita della società ha mantenuto la produzione "vicino casa" (in Spagna e Portogallo), in un momento in cui ben sappiamo, altre catene si muovevano in massa verso le fabbriche in Asia per la manodopera a basso costo.
L'impero Ortega ha capito che per fare la differenza, doveva essere fast, alla portata delle tasche di tutti, e con un concetto ben sviluppato di design.
Più della metà della produzione viene effettuata localmente, e ciò consente a Zara di essere veloce: 15 giorni dalla produzione alla vendita al dettaglio (sei mesi invece per le industrie classiche).
La chiave per il fast fashion è quindi nel possedere tutta la filiera, dalla fabbrica al negozio, e nel commercio di piccoli lotti che vendono rapidamente.
"Se cambio la merce molto spesso, allora io ti do una scusa per venire a negozio più spesso".
Grande filosofia, che ha portato grandissimi risultati.
La società Inditex infatti, oltre a controllare Zara, conta anche Massimo Dutti, Pull and Bear, Bershka, Stradivarius, Oysho, Shkuaban e Zara Home.
E numeri alla mano, Inditex possiede 6.000 negozi in 85 Paesi.
Efficace la scelta operativa interna: si potrebbe pensare che un’azienda così grande e importante abbia una struttura manageriale molto complessa, e invece no, perché si tratta di una linea molto semplice in cui i collaboratori di tutti i livelli vengono scelti in base alle effettive competenze e vengono istruiti su specifiche mansioni a cui corrispondono determinate responsabilità
Ogni collaboratore di Zara, di qualunque livello, conosce alla perfezione il suo compito ed è tenuto a fare solo quello.
Magari la struttura delle società e delle aziende italiane, ed anche la mentalità, si improntassero alla cultura aziendale di Ortega.
Stay tuned che mentre noi poveri italiani cerchiamo disperatamente lavoro, probabilmente un altro negozio Zara sta aprendo proprio oggi nel mondo.


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lunedì 12 maggio 2014

"Per la gola si pigliano i pesci" (e non solo): a cena da Porto Fish&Chips




Di donne, di leggende e di marinai.
L'impressione (voluta), è quella di trovarsi in una taverna marsigliese, invece che in una delle vie centrali di Roma.
Siamo a Via Crescenzio 56, e da marzo, questo civico ha visto l'inaugurazione di Porto Fish&Chips.
Completamente ristrutturato al suo interno (prima era il negozio "Belle Arti"), il locale è già molto conosciuto e alla moda.
Davide Buccioni, ex pugile e proprietario del contiguo Quarto Burger&Drink (hamburgeria di ottima qualità), ha voluto dare un'alternativa old food, conferendo qualità ad un'osteria di pesce al giusto prezzo.
E' un posto "aggregatore" di generazioni e ceti differenti, con un servizio veloce e con del personale cordiale.
L'ambiente, come vi dicevo, è quello di una taverna portuale, allegro, colorato, e che mixa tanti stili differenti: dal vintage, all'industrial, al contemporaneo.
Tavoli con sedie diverse tra loro, e che ricordano un pò quelle di casa delle nostre nonne.
Una porta rossa, autentica, di un container navale, giornali alle pareti, finestre rotonde che richiamano gli oblò delle navi, e lampade in ferro.
Tutto ricercato, e sapientemente accostato.
I piatti sono semplici, a buon prezzo, e fatti con ingredienti freschi (cosa molto importante!).
Sulle tovagliette di carta ecco il menu, che comprende i cartocci (il classico fish&chips, alici fritte, calamari e gamberi fritti), i wrap di pesce, le sirene (cous cous di pesce, guazzetto di moscardini), gli scaricatori (amatriciana con le cozze, sauté di cozze o vongole), e infine i rimorchiatori (pesce al forno con patate, patata al cartoccio con baccalà mantecato).
La scelta è andata ovviamente sui cartocci: fish&chips leggero (nonostante sia fritto) con il merluzzo che si sentiva essere di giornata, e calamari e gamberi fritti da mangiare in abbondanza fino allo sfinimento.
Si finisce con la "nonna": biscotto sbriciolato in superficie, crema e pinoli.
Una cena piacevole, gustosa e al giusto prezzo.
Consiglio vivamente di andare, e di farne ritorno più e più volte.
Un po' come la nave che rientra sempre in porto.
Abbandono il timone, e vi lascio alle immagini.
Enjoy!


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sabato 10 maggio 2014

L'arte (sulla pelle) secondo Pietro Sedda



Artista, designer, illustratore.
Ma prima di tutto tatuatore: Pietro Sedda, Milan based, trasforma l'inchiostro sulla pelle umana, in una preziosa ed unica opera d'arte.
Studia scenografia all'Accademia di Belle Arti di Brera, e inizia un percorso come artista visivo.
Poi decide di provare come designer di interni, ma sono sempre più quelli che lo invitano e lo spronano ad affiancarsi alla professione del tatuatore.
Che sembra meno facile di quello che si pensa.
Muove i primi passi ad Urbino, poi decide di trasferirsi a Londra per 3 anni: è il momento di svolta nella sua vita e nella sua carriera.
Decide di rientrare nella sua Italia, e dal 2010 apre The Saint Mariner a Milano, in Via Carlo Tenca: studio/negozio/galleria all'aperto.
Decine di quadri, mobili vintage e moderni, oggetti di design, riviste, specchi e oggetti sacri (come la statua di San Francesco a grandezza naturale).
L'ambiente è a sua immagine e somiglianza, e al piano di sotto c'è una galleria, la Mutt Art Gallery, che ha una sua gemella a Barcellona, con la quale c'è scambio di mostre ed artisti.
Insomma, un posto infinitamente speciale, per l'artista più importante nel panorama italiano ed internazionale.
Il suo stile? Unico e irripetibile.
Uno studio quasi maniacale del disegno per proporre un lavoro a dir poco perfetto.
Dal black/grey al colore, non c'è un tatuaggio uguale all'altro.
Ognuno narra una storia, una scelta, un momento, e credo che Pietro Sedda sia il miglior narratore che esista al mondo.
E come ogni autore che firma la sua opera d'arte, il suo tratto è inconfondibile, e chiunque decida di farsi tatuare da lui, sa che gli si deve lasciare carta bianca.
"Il bello è nelle curve, nel non sapere cosa c'è dopo, un volto vuotato dai suoi segni riconoscibili.
Mi piace far crescere nuove identità, mi piace creare e dar vita a un nuovo formato iconografico di bellezza, che non necessariamente deve piacere, anzi ai più non piace.. ma la cosa piace a me"
Seguitelo su Instagram (@pietrosedda), per rimanere ogni giorno meravigliati di tanta bellezza e bravura in pochi centimetri di pelle.
E andate anche in libreria: "Santi, marinai e balene...e disastri" di Pietro Sedda, è un voluto supporto cartaceo all'opera dell'artista, un tentativo anche di ampliare l'interesse nei confronti di questa antichissima arte che negli anni è divenuta fenomeno di moda, e quasi una decorazione del corpo obbligata.
Ora, lascio la parola alle immagini (courtesy of @pietrosedda on Istagram).
E che dirvi, correte a prendere un appuntamento, che la lista d'attesa è lunga!


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sabato 3 maggio 2014

A cena da Osteria Mavi



Un ambiente raccolto, ma studiato nei minimi particolari, un gusto che abbraccia lo stile vintage e industrial al tempo stesso.
E' questo ciò che vi attende da Osteria Mavi.
Gestito da giovani ragazzi, il servizio attento e la cortesia non deludono alcuna aspettativa.
Un menu composto da un numero giusto di piatti. che con la loro ricercatezza e particolarità, rendono la scelta tutt'altro che scontata.
Carta dei vini ricca di ottime etichette a prezzi decisamente onesti (anche se noi abbiamo optato per un bicchiere di rosso e uno di bianco alla mescita).
La cena è iniziata con un piatto offertoci dalla cucina: sublime.
Proseguita poi con un antipasto composto da un involtino di pane carasau, ripieno di pollo thai con curry.
Per secondo, involtino di pollo e gamberi con carciofi,pomodorini e zenzero su letto di broccoletti ripassati per me, e maialino caramellato con patate stick per lui.
Per dessert invece, torta di yogurt e robiola con biscotti sbriciolati e salsa di mirtilli.
Piatti unici nel loro genere, ma leggeri nonostante le porzioni siano abbondanti.
Come giudizio finale potrei dirvi che i piatti sono ottimi, con elementi gourmet e realizzati con materie prime fresche e di qualità.
Prezzi nella media, per qualità e quantità di cibo.
Mi aspettavo di trovarmi bene, ma rimanere stupita in positivo fa sempre piacere.
Assolutamente consigliato!


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venerdì 18 aprile 2014

New Gentlemen's Barber Shop by Mod Salons




 Mod Salons in collaborazione con Wonderfool, ha presentato GENTLEMEN'S CLUB, il nuovo Barber Shop.
Si è svolto infatti ieri, l'aperitivo di presentazione del nuovo corner in Via dei Banchi Nuovi,39, a pochi passi da Castel Sant'Angelo.
Atmosfera grounge e retrò, sembrava di essere calati in una realtà molto lontana e del tutto nuova per i salon della capitale.
Finalmente uno spazio tutto al maschile, dove farsi barba e capelli tornerà ad essere un piacere, e non più una corsa contro il tempo.
Un'abitudine che per molti uomini era andata persa, ma che pian piano sta tornando prepotentemente.
Evento completamente riuscito data l'affluenza delle persone che vi hanno partecipato, e dai commenti super positivi che si riuscivano a carpire un po' qui e un po' lì.
Fondato da Emanuele Vona e Oni Quadrino, Mod Salons conta già ben quattro saloni distribuiti intorno al centro di Roma: dallo stile classico e contemporaneo, la tradizione da seguire è quella MOD di Vidal Sassoon.
Ovviamente ragazzi, qui non si può rimanere delusi, ma solo affascinati dall'abilità e dalla maestria di questi artisti.
Cosa dirvi di più?
Provare per credere!
Per info e per rimanere aggiornati, visitate il loro sito.
Enjoy!


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CM



giovedì 17 aprile 2014

Addio Selfie, benvenuto Sleeveface!



Ormai la famosa moda della "selfie", il classico autoscatto presente in ogni momento della nostra giornata, sta cedendo il passo ad un nuovo fenomeno del web: lo SLEEVEFACE.
Evoluzione dell'appunto classica selfie?
No, qui si va ben oltre.
Si sostituisce il proprio viso, o parte di una foto, con la copertina di un vinile.
Avete sentito bene, cari amici e amanti dei vecchi 45 giri.
Ora è il vostro turno di sfoderare le armi, e di tirar fuori le più belle copertine di dischi che avete.
Cercate nelle cantine dei vostri genitori o dei vostri nonni, sicuramente ne troverete almeno uno.
L'idea è semplice: prendete un vinile, create la giusta prospettiva e la giusta ambientazione, curate i dettagli, e scattate.
Avrete sostituito così parte della realtà con la copertina del vinile, e avete creato un'illusione ottica.
Più facile a dirsi che a farsi, comunque.
Poteva ovviamente mancare il social network di riferimento?
Anche per darvi un'idea di cosa sto parlando, fatevi un giro su Sleeveface.com.
Ma c'è una cosa che stupisce e che rende questa nuova pratica anteriore a quella della selfie.
Le prime foto di Sleeveface risalgono al 2006, mentre il termine fu coniato nel 2007 da Carl Morris, dopo aver fotografato se stesso e un gruppo di amici con i visi coperti da altrettante custodie di dischi.
Uno dei partecipanti condivise la foto su Facebook, allora ancora agli esordi, ma il successo fu tale che venne creata appositamente una pagina, punto di incontro dei nuovi Sleevefacers.
Due anni dopo, i due ragazzi pubblicarono anche un libro intitolato "Sleeveface: be the vynil", con le foto raccolte man mano nel tempo.
Insomma, una passione condivisa a tutti i livelli: da internet alla carta stampata.
Attecchirà prepotentemente come è stato per la fantomatica selfie?
Intanto, per chi volesse provare, esiste un'app per Iphone che aiuta a diventare Sleevefacer, grazie ad una collezione di copertine digitali che compaiono direttamente nello scatto.
E il prossimo passo, la prossima moda quale sarà?
Temo che non passerà molto tempo prima che lo possiamo scoprire.
Enjoy!


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martedì 15 aprile 2014

Dillo a parole tue.Se i tuoi occhi potessero parlare, cosa direbbero? [Storia di una ladra di libri]



Ci sono racconti, vicende storiche, dubbi momenti politici, che potrebbero narrare tante cose.
Esempi di quanto facilmente l'uomo riesca a distruggere la propria essenza, la dignità e il rispetto, negando il dono che tutti riceviamo senza chiederlo: la vita.
Una voce fuori campo, che appartiene alle più grandi paure dell'umanità, la morte, ci introduce nella trama di Storia di una ladra di libri, un film che coinvolge ed emoziona, ma che lascia anche un gran senso di malinconia.
Coraggiosa la scelta di affidare la narrazione alla personificazione stessa della morte, che incontra per la prima volta la protagonista durante il funerale del fratello e ne rimane colpita al punto tale da volerne raccontare la storia.
Siamo in Germania, è il 1939, il Nazismo ormai ha raggiunto il più alto numero di seguaci ed iscritti al partito.
A soli 9 anni la piccola Liesel Meminger, perde il fratellino, vede la madre fuggire dalla Germania, e viene adottata da Rosa e Hans Hubermann, una coppia che cerca di sopravvivere nelle ristrettezze della guerra senza piegarsi ad abbracciare il partito nazista.
Hans, uomo sensibile e di buon cuore, dà rifugio a Max, un giovane ebreo, che diventa amico di Liesel, appassionata di libri, coraggiosa e testarda.
Una sopravvissuta.
Ma è proprio il rapporto che si instaurerà con Max, ad aiutarla nel completare la sua formazione, e a spingerla a trovare parole che potessero descrivere il mondo con occhi diversi e più consapevoli: gli occhi dello scrittore.
Nell'aiutare Max a sopportare i lunghissimi mesi di reclusione e malattia, la giovane Liesel prende in prestito libri di nascosto nella casa del borgomastro, e legge per lui.
Mentre le bombe "aiutano" la morte a diffondersi tra la gente, e Hitler ordina di bruciare i volumi considerati pericolosi, Liesel, Max e la famiglia Hubermann, tengono in vita la speranza, l'umanità e la fiducia nella magia delle parole.
"Le parole sono vita, Liesel.Tutte quelle pagine bianche le regalo a te per riempirle."
Il ruolo centrale della lettura inteso come formazione della personalità degli uomini, si viene a scontrare con la pretesa, comune a tutti i regimi totalitari di qualsiasi colore politico, di addomesticare le menti proibendo la lettura di opere ritenute "scomode".
E pensare che il primo libro con cui venne a contatto la piccola Liesel che ancora non sapeva leggere, fu il manuale del becchino, che cadde di tasca ad uno dei ragazzi che durante il funerale del fratellino, lo posero in terra.
Il regista inglese Brian Percival adatta con eleganza il romanzo di Markus Zusak, una storia di formazione in cui una bambina incontra l'incanto dell' immaginazione e apprende il valore dell'arte e della cultura, l'unico modo in cui l'uomo può sfiorare l'immortalità.
Il talento degli interpreti Geoffrey Rush, Emily Watson e la giovane Sophie Nélisse, determinata ma anche ingenua e vulnerabile, contribuisce a rendere il film un'esperienza intensa e coinvolgente.
Il finale inaspettato, riesce ancor di più a sottolineare la fortuna, importantissima, del solo fatto di esistere e di poter vivere.
Da non perdere assolutamente.
E da rifletterci quanto più possibile.


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giovedì 13 febbraio 2014

Perchè parlare del film "I segreti di Osage County"



Nonostante fossero diverse settimane che giravo per i cinema, perchè come sapete a gennaio c'è il picco delle uscite nelle sale, la pubblicità che è stata fatta per il film "I segreti di Osage County", è stata davvero minima.
Fortuna che posso contare su una mia amica davvero cinemaholic - grazie Laura sei il mio mito -,  che è informata su tutto il panorama cinematografico del momento.
Non vi nascondo che uno dei motivi principali per cui lo sono voluta andare a vedere, è perchè i due ruoli principali della pellicola, sono sostenuti dalle mie due attrici preferite: Julia Roberts e Meryl Streep.
Candidato ai Golden Globes, il nuovo film di John Wells non solo vanta un cast artistico eccezionale come già citato sopra, - tra i suoi produttori anche George Clooney che stavolta ha fatto proprio centro- , ma vede le due bravissime Meryl e Julia rispettivamente candidate all'Oscar come Migliore Attrice e come Migliore Attrice non protagonista.
La particolarità di questo film?
E' che racconta, senza tuttavia raccontare affatto.
Non vi è quindi una vera sinossi a farvi da padrone, ma piuttosto un viversi  i parenti, gli stessi che portano la famiglia Weston a essere quella che capiamo un'insieme di stranezze, intrighi sentimentali e cospirazioni insospettabili.
Così, lo stesso Wells indaga i più profondi meandri dell'Io di tutti, compreso quello dello spettatore.
Unica pecca, è la lentezza con cui si svolgono alcune scene, perchè, ricordiamoci sempre, che sono 120 minuti di spettacolo.
Con Ewan McGregor, Chris Cooper, Abigail Breslin, Benedict Cumberbatch, Juliette Lewis, Margo Martindale, Dermot Mulroney e Julianne Nicholson, e ancora Sam Shepard e Misty Upham, tratto dall'omonima pièce teatrale di Tracy Letts, August:Osage County, nonchè vincitrice del Premio Pulitzer e messo in scena per la prima volta a Chicago nel 2007, è un film che commuove perchè la Weston è davvero una famiglia caparbia, al tempo stesso anomala, che si ama ma non si conosce a sufficienza.
Una Meryl Streep malata di cancro e irriconoscibile.
Una Julia Roberts bravissima.
Un padre la cui assenza è ancora più importante di una sua eventuale presenza.
E poi anche risate e simpatia, anche se pur melodramma rimane.
Un finale poco tenero, ma molto da applausi.
Il consiglio è ovviamente quello di andarlo a vedere quanto prima possibile.
Perchè questo è uno di quei film che rimane direttamente ancorato al cuore.


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venerdì 24 gennaio 2014

Mercat: come vi immaginate un raffinato bistrot nel cuore di Ostiense?



Ne sentivo parlare da tempo.
Ne ho letto articoli, e ovviamente non potevo resistere alla tentazione di concedermici una cena.
Di cosa sto parlando?
Di Mercat Old Bar e Bistrot, dal sapore vintage e retrò.
Nel cuore di Ostiense, precisamente in Via del Gazometro 44/46, da qualche mese questo nuovo ristorante si è fatto conoscere già in tutta Roma.
Ho letto molte belle parole spese per la proprietaria, Cinzia, una ragazza di 29 anni che ha deciso di mettere tutta se stessa per realizzare il suo sogno.
In tempi come questi, dove il clima di sfiducia nel futuro regna sovrano, Cinzia rappresenta una luce di forza e volontà.
Perchè le spese a cui si deve far fronte nell'aprire un locale, sono tante.
Perchè fare tutto da sola, sì ti può gratificare, ma a volte ti fa pensare di non potercela fare.
Lei ci è riuscita.
Caparbiamente è arrivata al suo traguardo.
Che poi tutti sappiamo, che la vera sfida inizia quando il tuo progetto deve decollare.
La scelta del simbolo del bistrot, una bilancia, credo sia un perfetto riassunto delle qualità di questa donna.
Voler presentare un connubio perfetto tra cibo, e beverage.
Un locale che si presenta perfettamente incorniciato nel nuovo quartiere della street art romana.
Gusto industrial, mixato ad una ricerca sopraffina di piatti, bicchieri, posate, arredamento rigorosamente vintage.
Il menu presenta poi un'attenta scelta di combinazioni di sapori e piatti.
Nulla è lasciato al caso.
E questo fa capire come Cinzia, ha creato il suo locale per fare la differenza.
Vi posso confermare che ci è riuscita.
Carta dei vini variegata, e che dire della scelta dei liquori, o dei cocktail.
La sapienza e la destrezza con cui vengono preparati, mi ha talmente affascinato, che sembravano movimenti cadenzati alla musica jazz o swing che si alternava in sottofondo.
Una vera danza del piacere.
La mia cena si è composta di un primo, lasagne bianche con cavolfiore nero e guanciale, e ovviamente dell'immancabile dolce, una squisita torta di mirtilli accompagnata da scaglie di cioccolato.




E posso dirvi una cosa?
Ingredienti perfettamente dosati, perchè la leggerezza di questi piatti è stata indubbia.
Parola d'ordine: tornarci quanto prima possibile.
E a Voi consiglio saggiamente e celermente di andarlo a provare!


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mercoledì 27 novembre 2013

Cenando da Coromandel



Ieri sera, ho avuto il piacere di cenare insieme al mio ragazzo, da Coromandel (Via di Monte Giordano 60/61,Roma).
Un piccolo ristorante, dietro Piazza Navona, che ricorda molto un bistrot francese.
Arredamento molto particolare, con tavoli e sedie vintage.
Quello a cui siedevamo noi, aveva una lastra di vetro che metteva in mostra vecchie carte da gioco dipinte a mano.
Menu studiato con proposte di piatti particolari, e molto gustose.
Io ho optato per un secondo composto da filetto in crosta di pepe con salsa di birra scura, e con contorno incluso di funghi e patate novelle.
Un abbinamento e un bilanciamento di sapori perfetto.
Poi ovviamente, la scelta del dolce, è quella più importante.
Quindi ho scelto un tortino di cioccolato bianco, vaniglia e passion fruit.
Credetemi, mi sto ancora leccando i baffi!
Servizio veloce, e personale molto cortese.
Insomma, una martedì sera passato piacevolmente in un angolo di Roma di cui non si può non rimanere affascinati!
Consigliatissimo!


Love
CM






lunedì 25 novembre 2013

Stop violence against women!



Era il 25 novembre 1960 quando tre sorelle, nonchè tre attiviste per i diritti e la democrazia, furono aggredite, torturate e massacrate da scagnozzi al servizio del dittatore domenicano Trujillo.
A 53 anni da allora, la violenza sulle donne non è cessata, anzi: il martirio di Patria, Minerva e Antonia Maria Teresa Mirabal, viene ricordato con una giornata internazionale indetta dall'Onu per dire STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE.
Oggi non ci sono più i mandanti-dittatori, ma piuttosto quei "piccoli incidenti domestici" che nascondono un abisso inconfessabile e quotidiano, fatto di uomini che dicono di amarle le loro donne.
7.295 denunce dallo scorso anno, e un +30% di maltrattamenti subiti in famiglia.
Tantissime le iniziative promosse a Roma.
Cartelloni pubblicitari con testimonial maschili come Cesare Prandelli, Daniele Silvestri, Alessandro Gassman, Claudio Bisio, che ci mettono la faccia per dire "NO".
O l'appuntamento previsto per questo pomeriggio (alle h 17) presso il Campidoglio, dove il Sindaco Marino e il ministro alle Pari Opportunità Alessandra Cattoi, si riuniranno per il collettivo rifiuto alla violenza sulle donne, e si uniranno al dolore dei familiari delle vittime.
Grazie ad Enel Sole, sul palazzo del Comune verrà proiettata la sagoma di una mano rossa che reca la scritta "Stop violence against women": qui si riuniranno associazioni femminili, politici, cittadine, studentesse, che simbolicamente "legheranno" la piazza con dei fili rossi.
Rossi come le scarpe che le donne della Cgil poseranno sulla scalinata del Campidoglio.
Scarpe che purtroppo non potranno essere più indossate.


Love for women
CM

venerdì 22 novembre 2013

This is Rome!


Una collettiva dedicata alle migliori realtà di urban art del momento e alle più interessanti manifestazioni audiovisive, è quella che  si è conclusa ieri sera a Roma, presso l'Ex Gil (Largo Ascianghi 5).
Opere e installazioni a cura di Domenico Romeo, Chiara Tomati, Gio Pistone & Tommaso Guerra, LRNZ, Kanaka Project, Lucamaleonte, Ind, Studio Arturo, e tanti altri.
Quest'anno, This Is Rome, che si era già affacciato ad ottobre con il This Is Food, propone anche il progetto "Push", che si è configurato tramite i live di 7 talentuosi producer della scena romana: Abacom System, Frenetik Beat, Phooka, Sine One, Sick Luke, Equohm.
Il mio preferito?
Ovviamente Ayarcana.
E che dire del live di apertura curato da Mr Starz?
Lui non ci delude mai!
Una bellissima occasione, e un bellissimo progetto che hanno portato Roma, e i suoi talenti, finalmente sotto le luci dei riflettori.
Sì, perchè anche noi abbiamo i nostri beniamini da amare, proporre e sostenere!
Al prossimo anno, e alle prossime proposte!
Good work guys!

Love
CM

domenica 17 novembre 2013

Si spengono i riflettori sul Festival Internazionale del Film di Roma

Domenica sera, 17 novembre 2013.
Si è concluso il Festival Internazionale del Film di Roma, giunto alla sua ottava edizione.
Ho seguito questa edizione un pochino più da vicino, senza risparmiarmi code, attese, visi noti e non, chiacchiere, e dibattiti.
La scelta di aver visto i film citati nei post precedenti, è stata di buon auspicio, dal momento che:
- Premio per la migliore interpretazione maschile conferito a Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
- Premio per la migliore interpretazione femminile conferito a Scarlett Johansson per Her

La giuria internazionale, presieduta da James Gray e composta Veronica Chen, Luca Guadagnino, Aleksei Guskov, Noemie Lvovsky, Amir Naderi, e Zhang Yuan, ha deciso di assegnare:
il Marc'Aurelio d'Oro per il miglior film a Tir di Alberto Fasulo.


Tanti altri  premi assegnati:
- Premio per la migliore regia a Kiyoshi Kurosawa per Sebunsu Kodo (Seventh Code)
- Premio Speciale della giuria a Quod Erat Demostrandum di Andrei Gruzsniczk
- Premio a un giovane attore o attrice emergente a tutto il cast di Gass (Acrid)
- Premio per il migliore contributo tecnico a Koichi Takahashi per Sebunsu Kodo (Seventh Code)
- Premio per la migliore sceneggiatura a Tayfun Pirselimoglu per I Am Not Him

Tanti applausi, e giusti riconoscimenti.
Tante novità, e tanti nomi nuovi da seguire e tenere d'occhio.
Ad altre edizioni come questa!

Love
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venerdì 15 novembre 2013

Asics VOLCANO Pre-Release Meet'n'Greet Party!



Now we're here!
Allo sneakers store "I Love Tokyo"(Via dei Giubbonari 72, Roma), in anteprima europea, l'ultima collaborazione tra Ronnie Fieg e Asics.
Presentata da Swap Meet Italia, un appuntamento che si pone come meeting tra sneakershead e amici, che si voglio incontrare, parlare e raffrontare sulle ultime tendenze in atto.
Oh, yes, I'm a VOLCANO ADDICTED!

Love
CM