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domenica 27 aprile 2014

In Barbie we trust. E giriamo il mondo con lei (e Ken). Inseparabili anche nella nuova mostra, a Milano.



Segnate queste date: 8 maggio - 20 giugno.
Una mostra tutta al rosa che più rosa non si può.
Di cosa stiamo parlando?
Del progetto Barbie Around the World, nato da un'idea di Maria Giovanna Callea e realizzato da Enrico Pescantini, dopo il successo ottenuto con la prima "puntata" di questo progetto fotografico "Barbie loves Israel", niente meno che l'avventura in Israele della coppia perfetta di fidanzati.
Barbie arriva dall'Italia, Ken in trasferta dall'India per vivere insieme un fantastico road trip che interesserà luoghi come la Galilea, Nazareth e Gerusalemme.
Scatti dal relax sul Mar Morto, per finire nella moderna e modaiola Tel Aviv.
In questo nuovo appuntamento invece, la bambola più famosa e invidiata al mondo sarà protagonista, insieme al suo inseparabile Ken, di un vero e proprio reportage narrante le loro avventure attraverso il mondo.
Colori accesi, locations da sogno, mixati ad un'altra serie di istantanee dal sapore vintage, grazie all'impiego della vecchia e cara Polaroid.
Ispirandosi ai temi della mostra fotografica, i doll designers Mario Paglino e Gianni Grossi (più conosciuti come Magia2000), contribuiranno con tre loro esclusive creazioni a pezzo unico, per celebrare la cultura mistica e religiosa degli "orixas".
Inoltre, grazie alla collaborazione con Paolo Schimdlin, noto scultore ma soprattutto per la sua collezione di Barbie, la mostra vedrà l'apporto di accessori originali della bambola risalenti agli anni '60 e '70, nonchè di una scultura ispirata alla Barbie degli anni sessanta.
Insomma, un tripudio di bellezza e femminilità, ma anche di arte e fotografia.
Tutto sapientemente miscelato, e dal risultato unico.
How to. Dall'8 maggio al 20 giugno alla Barbara Frigerio Gallery, Milano.
Hurry up girls!


A Barbie Lover
CM




lunedì 21 aprile 2014

Un lobby boy al Grand Budapest Hotel




Come non può non piacerci un film con Ralph Fiennes che interpreta Monsieur Gustave H, eccentrico concierge specializzato in rapporti con vecchie signore ottantenni,  in quel di un grande albergo anni '20, nella fantastica repubblica di Zubrowka...?!
E, per inciso, la Zubrowka è la marca di una vodka polacca.
Ma questa è anche la storia del giovane lobby boy Zero Mustafa, interpretato dall'attore americano di origini guatemalteche, Tony Revolori.
Monsieur Gustave ha l'abitudine di portarsi  a letto tutte le ospiti dell’albergo, a patto che queste abbiano alcune caratteristiche: devono essere  bionde, ricche e anziane. Molto anziane. 
Gli eventi scatenanti le mille peripezie dei due, sono la misteriosa morte di una di queste (Tilda Swinton) e il capolavoro – Ragazzo con mela – lasciato in eredità proprio al concierge, scatenando l’ira dei figli della vecchia amante.
Centralissimo è ovviamente il rapporto che si instaura tra Monsieur Gustave e Zero, che erediterà proprio il Grand Budapest Hotel, punto iniziale di tutta la storia diretta magistralmente da Wes Andreson, che ha adottato per la sceneggiatura, il sistema della scatole cinesi.
Scatola n.1: la lettrice del romanzo, tutta vestita di rosa, che si reca, libro in mano, al monumento eretto in onore dello scrittore del suo romanzo(tributo infatti allo scrittore Stefan Zweig); 
Scatola n.2: lo scrittore stesso, anziano, che ci racconta quanto detto sopra: anche a lui vengono raccontate le storie che poi scriverà; 
Scatola n. 3: il giovane scrittore (Jude Law) che, affetto da solitudine come fosse una malattia alla quale non ci si può sottrarre, diviene avventore del Grand Budapest Hotel. Non più splendido come un tempo, ma in piena decadenza, è tra le mura di questo che egli incontrerà l'anziano Zero Moustafa (nell'occasione interpretato da F. Murray Abraham), il proprietario dell’albergo, ex garzoncello dello stesso e «l’uomo più solo del mondo», che gli racconterà la sua, incredibile, storia. 
Scatola n.4: la storia vera e propria, ovvero le mirabolanti avventure di Monsieur Gustave H. e dello stesso Zero.

Sempre raffinatissimo sempre curatissimo sempre girato con una tecnica strepitosa, dall’uso dei colori, alle inquadrature, agli spazi, ai continui richiami a teatro-pittura-fotografia, nel film è tutto così perfetto da sembrare zuccheroso (ma volutamente Grand Hotel Budapest sembra un’enorme torta glassata finemente decorata).
Alcune scene sono decisamente memorabili (il club delle chiavi incrociate,ovvero la loggia massonica dei concierge), e le inquadrature sono di una tale bellezza da rompere la quarta parete e scaraventarti fuori dalla finzione cinematografica esclamando “No beh ma che meraviglia”.
Nel cast inoltre anche Bill Murray, Owen WilsonAdrien Brody e Saoirse Ronan.
Cosa voleva dirci Wes Anderson con questo film?
Che forse tutto si mescola nella vita, che ogni storia
è connessa a tutte le altre, e che non esiste un confine tra il mondo che costruiamo con nostri colori e quello in cui esistiamo veramente, che magari è solo bianco, o solo rosa, o solo giallo.
Andate, andate, ANDATE!!!


Love
CM












martedì 15 aprile 2014

Dillo a parole tue.Se i tuoi occhi potessero parlare, cosa direbbero? [Storia di una ladra di libri]



Ci sono racconti, vicende storiche, dubbi momenti politici, che potrebbero narrare tante cose.
Esempi di quanto facilmente l'uomo riesca a distruggere la propria essenza, la dignità e il rispetto, negando il dono che tutti riceviamo senza chiederlo: la vita.
Una voce fuori campo, che appartiene alle più grandi paure dell'umanità, la morte, ci introduce nella trama di Storia di una ladra di libri, un film che coinvolge ed emoziona, ma che lascia anche un gran senso di malinconia.
Coraggiosa la scelta di affidare la narrazione alla personificazione stessa della morte, che incontra per la prima volta la protagonista durante il funerale del fratello e ne rimane colpita al punto tale da volerne raccontare la storia.
Siamo in Germania, è il 1939, il Nazismo ormai ha raggiunto il più alto numero di seguaci ed iscritti al partito.
A soli 9 anni la piccola Liesel Meminger, perde il fratellino, vede la madre fuggire dalla Germania, e viene adottata da Rosa e Hans Hubermann, una coppia che cerca di sopravvivere nelle ristrettezze della guerra senza piegarsi ad abbracciare il partito nazista.
Hans, uomo sensibile e di buon cuore, dà rifugio a Max, un giovane ebreo, che diventa amico di Liesel, appassionata di libri, coraggiosa e testarda.
Una sopravvissuta.
Ma è proprio il rapporto che si instaurerà con Max, ad aiutarla nel completare la sua formazione, e a spingerla a trovare parole che potessero descrivere il mondo con occhi diversi e più consapevoli: gli occhi dello scrittore.
Nell'aiutare Max a sopportare i lunghissimi mesi di reclusione e malattia, la giovane Liesel prende in prestito libri di nascosto nella casa del borgomastro, e legge per lui.
Mentre le bombe "aiutano" la morte a diffondersi tra la gente, e Hitler ordina di bruciare i volumi considerati pericolosi, Liesel, Max e la famiglia Hubermann, tengono in vita la speranza, l'umanità e la fiducia nella magia delle parole.
"Le parole sono vita, Liesel.Tutte quelle pagine bianche le regalo a te per riempirle."
Il ruolo centrale della lettura inteso come formazione della personalità degli uomini, si viene a scontrare con la pretesa, comune a tutti i regimi totalitari di qualsiasi colore politico, di addomesticare le menti proibendo la lettura di opere ritenute "scomode".
E pensare che il primo libro con cui venne a contatto la piccola Liesel che ancora non sapeva leggere, fu il manuale del becchino, che cadde di tasca ad uno dei ragazzi che durante il funerale del fratellino, lo posero in terra.
Il regista inglese Brian Percival adatta con eleganza il romanzo di Markus Zusak, una storia di formazione in cui una bambina incontra l'incanto dell' immaginazione e apprende il valore dell'arte e della cultura, l'unico modo in cui l'uomo può sfiorare l'immortalità.
Il talento degli interpreti Geoffrey Rush, Emily Watson e la giovane Sophie Nélisse, determinata ma anche ingenua e vulnerabile, contribuisce a rendere il film un'esperienza intensa e coinvolgente.
Il finale inaspettato, riesce ancor di più a sottolineare la fortuna, importantissima, del solo fatto di esistere e di poter vivere.
Da non perdere assolutamente.
E da rifletterci quanto più possibile.


Love
CM




giovedì 13 febbraio 2014

Perchè parlare del film "I segreti di Osage County"



Nonostante fossero diverse settimane che giravo per i cinema, perchè come sapete a gennaio c'è il picco delle uscite nelle sale, la pubblicità che è stata fatta per il film "I segreti di Osage County", è stata davvero minima.
Fortuna che posso contare su una mia amica davvero cinemaholic - grazie Laura sei il mio mito -,  che è informata su tutto il panorama cinematografico del momento.
Non vi nascondo che uno dei motivi principali per cui lo sono voluta andare a vedere, è perchè i due ruoli principali della pellicola, sono sostenuti dalle mie due attrici preferite: Julia Roberts e Meryl Streep.
Candidato ai Golden Globes, il nuovo film di John Wells non solo vanta un cast artistico eccezionale come già citato sopra, - tra i suoi produttori anche George Clooney che stavolta ha fatto proprio centro- , ma vede le due bravissime Meryl e Julia rispettivamente candidate all'Oscar come Migliore Attrice e come Migliore Attrice non protagonista.
La particolarità di questo film?
E' che racconta, senza tuttavia raccontare affatto.
Non vi è quindi una vera sinossi a farvi da padrone, ma piuttosto un viversi  i parenti, gli stessi che portano la famiglia Weston a essere quella che capiamo un'insieme di stranezze, intrighi sentimentali e cospirazioni insospettabili.
Così, lo stesso Wells indaga i più profondi meandri dell'Io di tutti, compreso quello dello spettatore.
Unica pecca, è la lentezza con cui si svolgono alcune scene, perchè, ricordiamoci sempre, che sono 120 minuti di spettacolo.
Con Ewan McGregor, Chris Cooper, Abigail Breslin, Benedict Cumberbatch, Juliette Lewis, Margo Martindale, Dermot Mulroney e Julianne Nicholson, e ancora Sam Shepard e Misty Upham, tratto dall'omonima pièce teatrale di Tracy Letts, August:Osage County, nonchè vincitrice del Premio Pulitzer e messo in scena per la prima volta a Chicago nel 2007, è un film che commuove perchè la Weston è davvero una famiglia caparbia, al tempo stesso anomala, che si ama ma non si conosce a sufficienza.
Una Meryl Streep malata di cancro e irriconoscibile.
Una Julia Roberts bravissima.
Un padre la cui assenza è ancora più importante di una sua eventuale presenza.
E poi anche risate e simpatia, anche se pur melodramma rimane.
Un finale poco tenero, ma molto da applausi.
Il consiglio è ovviamente quello di andarlo a vedere quanto prima possibile.
Perchè questo è uno di quei film che rimane direttamente ancorato al cuore.


Love
CM



domenica 17 novembre 2013

Si spengono i riflettori sul Festival Internazionale del Film di Roma

Domenica sera, 17 novembre 2013.
Si è concluso il Festival Internazionale del Film di Roma, giunto alla sua ottava edizione.
Ho seguito questa edizione un pochino più da vicino, senza risparmiarmi code, attese, visi noti e non, chiacchiere, e dibattiti.
La scelta di aver visto i film citati nei post precedenti, è stata di buon auspicio, dal momento che:
- Premio per la migliore interpretazione maschile conferito a Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
- Premio per la migliore interpretazione femminile conferito a Scarlett Johansson per Her

La giuria internazionale, presieduta da James Gray e composta Veronica Chen, Luca Guadagnino, Aleksei Guskov, Noemie Lvovsky, Amir Naderi, e Zhang Yuan, ha deciso di assegnare:
il Marc'Aurelio d'Oro per il miglior film a Tir di Alberto Fasulo.


Tanti altri  premi assegnati:
- Premio per la migliore regia a Kiyoshi Kurosawa per Sebunsu Kodo (Seventh Code)
- Premio Speciale della giuria a Quod Erat Demostrandum di Andrei Gruzsniczk
- Premio a un giovane attore o attrice emergente a tutto il cast di Gass (Acrid)
- Premio per il migliore contributo tecnico a Koichi Takahashi per Sebunsu Kodo (Seventh Code)
- Premio per la migliore sceneggiatura a Tayfun Pirselimoglu per I Am Not Him

Tanti applausi, e giusti riconoscimenti.
Tante novità, e tanti nomi nuovi da seguire e tenere d'occhio.
Ad altre edizioni come questa!

Love
CM

sabato 16 novembre 2013

Maleficent: il primo trailer italiano.

Chi da bambine non ha temuto le "cattive" della Disney?
Nel nostro immaginario ci hanno sempre impaurito, eppure a me hanno in qualche modo affascinata.
Il prossimo maggio nelle sale italiane, Angelina Jolie vestirà il mantello e il famoso copricapo di Malefica, la malvagia strega della fiaba La Bella addormentata nel bosco, che nel 1959 caratterizzò l'omonimo film della Disney.
Sulla scia delle recenti riletture dark di fiabe come Biancaneve e il cacciatore, Alice in Wonderland, Cappuccetto Rosso Sangue, Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe, ritroviamo gli stessi elementi del libro: dalla foresta di rovi al fuso avvelenato.
La principessa Aurora è interpretata da una talentuosa Elle Fanning,e la scenografia e prima regia è affidata a Robert Stromberg, già vincitore di due premi Oscar per la scenografia di Avatar e Alice in Wonderland.
Rimango nell'attesa dell'arrivo di maggio, per potermi immergere in questo nuovo e fantastico live-action.
Stay tuned!
   

Love
CM



mercoledì 13 novembre 2013

Vanity Fair International Award for Cinematic Excellence: won by DALLAS BUYERS CLUB.

"E' grazie a storie come questa se lo spettatore si trova di fronte ai propri pregiudizi - la paura davanti al diverso, il disagio davanti al malato - e impara, come dicevano i nativi americani, a camminare nei mocassini di un altro."





Questa è la motivazione addotta da Vanity Fair nella scelta di questa pellicola, Dallas Buyers Club, per l'assegnazione dell'ambito premio al regista Jean- Marc Vallée.
Sarà passata qualche ora dall'aver visto in replica il film in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma, che per quanto si possa credere lontano dalla realtà di oggi, (è ambientato nel Texas del 1985), è brutalmente e potentemente attuale.
Ron, elettricista e cowboy dalla vita sregolata, scopre di essere sieropositivo, ma non accetta la sentenza di morte assicurata.
La sua battaglia, la sua estenuante ricerca di una cura, lo porteranno in Messico, dove è possibile curarsi con terapie alternative, e dove sconfiggerà la sua omofobia.
Perchè ad aiutarlo nella creazione e nella gestione di una società per la cura dei tanti malati di AIDS che in quegli anni aumentavano a dismisura negli USA, ci sarà Rayon, un transessuale anche lui affetto dalla stessa malattia.
Non sto qui a dirvi altro, e benchè meno a raccontarvi il finale.
Ma sappiate che è una storia vera.
E che è stato giusto portare a conoscenza il mondo, tramite questo film, dell'esistenza di persone che nell'aiutare se stessi, hanno finito per imbracciare un fucile in  una guerra, a difesa dei più deboli e bisognosi.
Ci ho lasciato il cuore.
E penso lo farete anche voi.


Love
CM

martedì 12 novembre 2013

Cinechat with Spike Jonze


Posso dirlo a pieni polmoni - perchè ne vado proprio fiera-, che si è appena concluso l'incontro con il pluriapplaudito regista statunitense Spike Jonze, nome d'arte di Adam Spiegel, tenutosi sempre in occasione del Festival Internazionale del Film di Roma.
Aver avuto la possibilità di assistere il giorno prima alla proiezione in anteprima mondiale del suo ultimo capolavoro, HER, mi ha confermato quanto mi era arrivato di lui, attraverso il suo film.
Sì, perchè poi penso che alla fine gli attori siano dei messaggeri del regista, nonchè ideatore stesso della trama della pellicola in questo caso.
La semplicità con cui si è presentato a noi "terrestri" del pubblico (sì lo stimo così tanto da idolatrarlo), è stata talmente disarmante, che a momenti potevi pensare che sarebbe sceso dal palco per sedersi proprio accanto a te, per sentire gli altri che avrebbero discusso su di lui e sui suoi lavori.
Ai suoi esordi si è fatto conoscere come regista di videoclip musicali per i Daft Punk, Moby, e gli stessi Arcade Fire che forniscono la colonna sonora di HER.
Non si è alzato una mattina ed ha deciso di fare il regista.
Si è alzato una mattina e ha deciso di imbracciare la telecamera per registrare sé, i suoi progressi sullo skate, e i suoi amici.
Vorrete la fortuna, l'abilità, il momento favorevole, ma lui si è creato da solo, a partire da "Essere John Malkovich", il suo stile, il suo messaggio, il suo pubblico.
E a leggere articoli, interviste in tutti questi anni che l'ho seguito, penso che il plauso che abbia ottenuto sia davvero degno di nota, ma soprattutto, meritato.
Il suo creare interrogativi nello spettatore, credo sia la sua firma.
Già, perchè quanti possono correre il rischio di indagare sull'animo umano, senza avere il timore che dopo 10 minuti lo spettatore possa alzarsi dalla poltrona del cinema?
Lui ci riesce: per 2 ore riesce a tenere il tuo sguardo e la tua mente, rapiti da quel continuo ed incessante susseguirsi di scene-attori-ambientazioni-situazioni.
La ricetta che dà per vivere a pieno la vita?
Domandarsi, domandarsi continuamente chi siamo e dove andiamo.
Se non lo facciamo, rischiamo di perderci.
Hands up for you, Spike!

So much love
CM

lunedì 11 novembre 2013

"I wanna learn everything about everything": una sera alla prima di HER, nuovo film di Spike Jonze.



Mettete una sera alla prima del nuovo film di Spike Jonze.

Aggiungete l'occasione del Festival Internazionale del Film di Roma.
E il risultato sarà: un cast eccezionale a presenziare l'evento, il fiato sospeso per 120' in cui nella vostra mente passerà una slideshow di pensieri/immagini/emozioni/interrogativi sulla vostra vita vissuta fino a quelle h19:30 di domenica 10 novembre.
Spike Jonze, il regista, non ama trame scontate, ma insinua la riflessione.
Quella più profonda, quella dell'IO.
Ci proietta in un futuro alquanto prossimo, dove gli effetti della tecnologia (di cui tutt'oggi già ne viviamo un assaggio) sono prorompenti.
Ma non come quei film in cui volano navicelle al posto di automobili, e dove la tata è sostituita da un robot tutto fare.
No. Perchè non siamo in un film di fantascienza, ma in un film che analizza il rapporto umano e sociale.
E cosa c'è di più attuale di questo?
Il protagonista Mr Theodore Twombly, interpretato da Joaquin Phoenix, uomo dal cuore solitario e che si guadagna da vivere scrivendo lettere "personali" per altri, un giorno decide di acquistare un sistema informatico ultra avanzato, progettato per soddisfare tutte le esigenze dell'utente.
Questa nuova intelligenza artificiale, prende il nome di Samantha ("umanizzata" dalla voce di Scarlett Johansson), ed è nuova al mondo, quasi come fosse una bambina appena nata.
Insieme a Theodore, lei crescerà, apprenderà, proverà, maturerà.
Vi chiederete: com'è possibile?
Questo è il grande limite che Jonze scioglie: inaspettatamente e gradualmente, è il rapporto d'amicizia che si instaura tra i due a rendere possibile tutto ciò.
A far sì che anche noi spettatori, da un momento all'altro ci aspettiamo di vedere Samantha in "carne ed ossa".
Un rapporto di amicizia che si trasformerà in amore.
E come nella realtà di qualsiasi legame
vi sono alti e bassi, lo stesso accadrà tra Theodore e Samantha.
C'è chi si aspetterà l'happy ending, chi rimarrà scettico, chi si stupirà.
Da parte mia vi dico solo: se andrete in gruppo o da soli a vedere il film quando uscirà nelle sale, procuratevi anticipatamente il numero di un buon terapeuta.
Sia mai vi fossero nati interrogativi di cui vorreste conoscere la risposta.
Enjoy the vision!



Love
CM

giovedì 7 novembre 2013

Bellissime: Icone di ieri nella Roma di oggi.



Bette Davis all'ombra del Gazometro, Liz Taylor immortalata con il Colosseo alle spalle, Veronica Lake all'Auditorium, Linda Christian seduta all'interno della Galleria Borghese. 
Questi sono alcuni degli esempi di quello a cui si può assistere da ieri mattina, presso la Casa del Cinema di Roma: la mostra fotografica "Bellissime: Icone di ieri nella Roma di oggi",  è stata promossa da Unindustria e curata da Stefano Dominella (Vicepresidente della sezione Tessile, Abbigliamento e Moda), con la collaborazione della giornalista Danila Bonito.
Inserita nella sezione Risonanze del programma del Festival Internazionale del Film di Roma, è possibile visitarla sino all'8 dicembre, e l'ingresso è gratuito.
Un percorso che si snoda in ventisei fotografie, che raccontano come negli anni '50 la moda italiana si è imposta al mondo, grazie al fascino delle dive del cinema.
Dagli archivi di moda e cinematografici, sono state scelte le immagini più belle di quegli anni, per reinterpretarle in chiave moderna.
Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione di Polaroid Impossible 20x25: un gioco di sovrapposizioni che mostra i volti più famosi del tempo, inseriti nella Roma di oggi.
Un mash-up divertente, ed attuale.
Interpretabile non tanto come tuffo nel passato, ma piuttosto come un bellissimo e raffinato ricordo del passato, proiettato verso il futuro.
E come discorso a respiro più ampio, tramite questa mostra, perchè non vedere la possibilità di una maggiore internazionalizzazione della moda italiana?
In fondo siamo stati la culla di tanti stili e stilisti: insieme ai cugini francesi, ci siamo imposti nel mondo come primi esportatori di questo fenomeno.
Perciò, perchè non continuare come ci è stato insegnato, invece di farci continuamente acquistare da gruppi stranieri?
Supportiamo il Made in Italy!


Love
CM

domenica 27 ottobre 2013

Rrose Sélavy è tra noi: finally!


Appena tornata dalla mostra "Duchamp re-made in Italy", che sarà aperta al pubblico  fino al 9 febbraio 2014 presso la GNAM (Galleria Nazionale di Arte Moderna), a Roma.

In occasione del centenario dal suo primo ready made, (Ruota di bicicletta 1913), saranno presentati i quattordici ready-made donati da Arturo Schwarz al museo nel 1997, assieme ad una selezione di importanti opere e documenti originali, fondamentali per la comprensione del percorso duchampiano.
Non vi nascondo che sono stata molto stimolata nell'andare a vedere questa mostra dal fatto che uno dei curatori è un mio professore universitario, Stefano Marson, grazie al quale i musei sono diventati per me fonte di riflessione, piuttosto che di ansia incondizionata.
Ma si sa, di fronte all'opera di Duchamp, tutti noi rimaniamo colpiti e affascinati.
La sua totale irriverenza nei confronti della "tradizione" lo fa sentire più vicino a noi, e non in quel paradiso aulico dove molte volte si auto-confinano gli artisti.
Attraverso i suoi ready-made Duchamp, inviava chiari messaggi: sottili ironie, la trasformazione dell'oggetto quotidiano in opera d'arte.
Parlo da assoluta amante dell'epoca dell'impressionismo e del puntinismo: l'arte moderna non è facile e semplice da comprendere.
L'occhio e la mente di fronte ad essa devono essere educati e abituati.
Rimango ancora a sentire persone che dicono "quello per aver tagliato una tela è diventato ricco".
Ma pensate che la vera finalità dell'artista sia quella di arricchirsi?
Non dobbiamo credere che tutti hanno menti bacate e devote al Dio Denaro.
Ci sono personalità come Modigliani, che vendevano i propri disegni per avere in cambio un piatto di zuppa.
Quindi, per una buona volta, riusciremo ad andare oltre alla superficialità, oltre la prima impressione, per scavare a fondo nelle motivazioni e nella comprensione del momento storico e del PERCHE' queste menti geniali hanno fatto dell'arte la propria vita?
Per chi si trova a Roma, direi: CONSIGLIATISSIMA!


Love 
CM

giovedì 8 agosto 2013

Amour Fou pour toi, Yves.

Notte lunga, notte che porta consiglio?
A me, ieri notte è arrivato tra le mani il libro-memoria edito da Feltrinelli, e scritto da Alessandro Bignami.
"L'amore è il dardo", racchiude in 80 pagine, quelli che vogliono essere i momenti salienti del genio di Yves Saint-Laurent.
Dai primi passi che muove nella maison Dior, fino alla scelta di aprire il proprio atelier, coadiuvato dal suo compagno di vita Pierre Bergé.
Dalla loro vita condivisa a collezionare opere d'arte di inestimabile valore, sino alla grandissima asta avvenuta da Christie's, nel febbraio del 2009.
Alcuni spiragli, alcuni attimi, per intrometterci di soppiatto nella vita di questo grandioso stilista.
Il libro l'ho letto tutto d'un fiato, perchè una parola richiamava l'altra, e ogni capitolo era il preludio di quello successivo.
Accompagnato al testo, vi è anche il dvd "L'amour fou".
Un film di Pierre Thoretton, che si incentra su un'intervista al compagno di Yves, Pierre, per l'appunto.
E' un viaggio attraverso le dimore e gli oggetti di una vita.
Una storia d'amore e professionale durata cinquant'anni, che svela la personalità complessa e fragile di un'artista che ha segnato un'epoca, come solo lui stesso nel suo campo è riuscito a fare.
Libro e dvd, consigliatissimi!
Perchè la forza di questi due uomini, risiedeva proprio nel loro amore.
E a noi donne quanto ci piacciono le storie romantiche e strappa-lacrime!

Love
CM


venerdì 24 maggio 2013

Una bionda Made in Corea


Nata in Corea e cresciuta in America.
Lineamenti orientali, capelli biondo platino.
Laureata in architettura e modella di professione.
E' Soo Joo Park.
La popolarità gli arriva quando, un anno fa, decide insieme al suo agente un cambio radicale di look.
Se ci pensate bene, quante asiatiche con i capelli da Barbie avete visto?
Bene, lei dei suoi capelli ne ha fatto un tratto distintivo.
Tanto che di lì a poco Carine Roitfeld la scritturò per uno shooting.
E gli presentò Karl Lagerfeld e Tom Ford.
Ha lasciato Seoul a 10 anni con la sua famiglia, nella speranza di una vita migliore.
Ha fondato una band con una compagna di università, con la speranza di lanciare quanto prima un singolo.
Si vocifera che possa essere la nuova musa della campagna Benetton.
Aspettare per vedere!

Love
CM

giovedì 16 maggio 2013

The Great Gatsby


Immancabile l'appuntamento al cinema.
Prima di andare però, mi sono concessa una review del primo (e secondo me inimitabile) "Il grande gatsby".
Un Robert Redford che è, e resterà per sempre unico nel suo genere.
Un film  molto di impatto quello diretto dal regista Baz Luhrmann.
Scenografie, colori, colonne sonore che oserei definire quasi "pop".
Per la colonna sonora sono infatti intervenuti diversi nomi degni di nota come Beyoncé, Fergie, gli XX, solo per citarvene alcuni.
Costumi unici e belli, e lucenti, e ricchi in stoffe e ornamenti.
Più che un remake del vecchio film, direi che questo "The Great Gatsby", può tranquillamente definirsi come una revisione e riadattamento ai giorni e gusti d'oggi.
Cast impeccabile, dove poi alla fine il ruolo più importante invece di essere ricoperto da un bravissimo Leonardo Di Caprio (nei panni di Gatsby), è interpretato da Tobey Maguire (che veste i panni del famoso vicino di casa del magnate, Nick Carraway).
Che dire poi della deliziosa Carey Mulligan?
Una Daisy Buchanan dei giorni nostri.
Innamorata e sognatrice.
Di sicuro, sarà una pellicola destinata a vincere qualche premio.
Ma quale sarà?
Stay tuned!

Love
CM

sabato 13 aprile 2013

The Little Black Jacket fa tappa alla Rotonda della Besana


Un sabato mattina alla mostra itinerante progettata e voluta da Karl Lagerfeld, direttore creativo della maison Chanel: The Little Black Jacket.
La petite veste noire (piccola giacca nera), inventata nel 1954 da Coco Chanel, è più attuale che mai: capo must e passepartout, immune al passare delle mode e degli anni.
Una giacca che ha affascinato e ammaliato pubblico, e lo stesso Kaiser Karl, tanto da decidere di dedicargli un intero progetto fotografico.
In esposizione, gli scatti firmati dallo stilista, a celebrities del calibro di Yoko Ono, Claudia Schiffer (la sua musa), Sarah Jessica Parker, Vanessa Paradis, Roberto Bolle, Charlotte Casiraghi.
Simpatica l'iniziativa di regalare dei poster a scelta tra quello di Georgia May Jagger, Keira Knightley, e di un'altra che ehm....non ricordo al momento..!
La mostra è gratuita e sarà possibile visitarla dal 6 al 20 aprile presso la Rotonda della Besana, a Milano.
Prima di lasciarvi, non posso fare a meno di mostrarvi la serie di foto che ho preferito maggiormente!
Sarà che la considero un'icona di stile, e dal fascino irresistibile, ma i miei voti vanno solo a lei...
DAPHNE GUINNESS!



Love
CM

giovedì 17 gennaio 2013

Now on screen: La migliore offerta

Scritto e diretto da un magistrale Giuseppe Tornatore, "La migliore offerta" irrompe nella scena cinematografica come "quel-film-che tutti-premieranno".
E ne avrebbero di che donde.
Un capolavoro che intreccia una storia d'amore tra il protagonista, Geoffrey Rush (alias Virgil Oldman famoso battitore d'aste), e l'attrice Claire Ibbeston (Sylvia Hoeks, tanto ingenua per quanto furba ragazza fragile), con un colpo di scena tipico alla Tornatore.
Non voglio rivelarvi ulteriori dettagli, perchè dovrete rimanere a bocca aperta come ci è rimasta la sottoscritta, quando andrete a vederlo al cinema.
Io se fossi in voi, non starei nella pelle dalla curiosità!
Consigliato? ASSOLUTAMENTE DA VEDERE!

Love
CM


giovedì 13 dicembre 2012

La vita di un'icona del nostro tempo: Diane Vreeland.

"Ho un occhio per il colore: forse è il dono più eccezionale che possiedo. Il colore dipende totalmente dalla tonalità. Il verde, ad esempio, può essere quello del metrò, però se ottieni il verde giusto.. Il rosso è il grande chiarificatore: brillante, purificatore e rivelatore. Non potrei mai stancarmi del rosso..sarebbe come stancarsi della persona che ami. Per tutta la vita ho inseguito il rosso perfetto".



Questo è stato il mio regalo di compleanno: il documentario sulla vita di quest'icona di stile del ventesimo secolo, mi ha conquistata totalmente.
Proiettato solo nel cinema Arcobaleno di Milano, e in sala solo per pochi giorni, mi ha spinto ad ordinare immediatamente il libro biografico della Vreeland, edito da Meledonzelli.
Penso sia un ottimo auto-regalo natalizio.
Diana, con la sua personalità carismatica, eccessiva ed indiscutibilmente geniale, nel documentario racconta la sua incredibile vicenda umana e professionale, tra Parigi, Londra e New York.
Dalle sontuose dimore londinesi alla Parigi degli anni trenta, dal jet-set newyorkese alle ribalte più esclusive del mondo: si susseguono aneddoti e situazioni condivise con la sua eclettica cerchia di amici.
E quando parlo di "amici" mi riferisco a principi, star del cinema e icone pop: da Coco Chanel a Jack Nicholson, da Andy Warhol  a Joséphine Baker.
Dalla boutique di lingerie di cui era proprietaria, grazie al suo gusto per abiti e stoffe, si ritrova nella redazione di Harper's Bazaar come redattrice della rubrica Why Don't You?.
Successo immediato e lettori-fan dei suoi pratici consigli.
Ma dopo 26 anni, il cambio c'è: passa al timone di Vogue.
Darà libero spazio alla sua creatività fino al 1971, quando la rivista decide di voltare pagina.
Ma per la Vreeland si apre una nuova vita: quella che lei consacrerà alla collaborazione come consulente per il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art, per il quale curerà mostre indimenticabili.
La sua famiglia, è presente nel suo racconto, ed è stata la sua boa di salvezza nei momenti di cambio e sconforto.
La sua vita è ormai leggenda, e credo sia stato giusto celebrarla.
Long life Diana!


Love
CM